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Fecondazione assistita e Covid-19

In questo periodo di emergenza per la terribile epidemia di Covid-19 ci si pongono molte domande in merito al percorso di PMA e di una eventuale gravidanza. Il dottor Mario Mignini Renzini, responsabile del centro di PMA della Casa di cura La Madonnina di Milano ci fornisce delle risposte e innanzitutto precisa che,  qualsiasi sia il metodo di concepimento, i comportamenti da assumere e le precauzioni sono sempre gli stessi. Inoltre al momento non sono presenti dati evidenti circa la possibile trasmissione del virus attraverso gli ovociti o il liquido seminale.

La nota del Centro Nazionale Trapianti del 3 marzo 2020 sottolinea che per la PMA non vi sono restrizioni specifiche tranne se ci sono sintomi evidenti compatibili con l’ infezione da SARS-CoV-2, sempre che le restrizioni non siano imposte dalle rispettive Regioni. Ne deriva che,  per le nuove donazioni,  occorre accertare che i donatori siano stati valutati per il rischio di infezione e quindi siano non a rischio, invece dal punto di vista laboratoristico, utilizzare gameti nei trattamenti di fecondazione assistita, risulta essere sicuro così come lo era prima dell’arrivo del virus. Ciò che più spaventa le donne è la possibilità di poter trasmettere, in caso di positività, il virus al feto. Le esperienze a disposizione, seppur poche, indicano che vi è assenza di passaggio transplacentare del SARS-CoV-2.

Uno studio condotto in Cina, dove il virus si è sviluppato prima, evidenzia che su 19 donne in gravidanza nessun neonato ha avuto sintomi da Covid-19, e che il virus non è stato trovato nel liquido amniotico o nel sangue neonatale prelevato da cordone ombelicale. Recentemente lo ha confermato anche il caso del neonato di Piacenza nato negativo da madre positiva.