Coltura embrionale in vitro per 13 giorni

Coltura embrionale in vitro per 13 giorni

E’ accaduto nel 2016, per la prima volta al mondo degli embrioni sono sopravvissuti, si sono moltiplicati e cresciuti in vitro oltre il nono giorno di coltura.

Risultati importanti sono stati ottenuti da due équipe indipendenti di ricercatori – la prima della Rockfeller University di New York, la seconda dell’Università di Cambridge, in Inghilterra – che potrebbe offrire agli scienziati nuove informazioni sulle prime fasi di sviluppo degli embrioni stessi. Informazioni che, in futuro, potranno forse aiutarci a comprendere meglio le eventuali modifiche epigenetiche cui va incontro l’embrione nelle sue primissime fasi di vita e il motivo dei mancati impianti in utero nelle gravidanze frutto della fecondazione assistita.

Fino a quel momento, si era riusciti a coltivare embrioni in provetta fino al quinto-sesto giorno (fase della blastocisti). Nonostante i bambini nati dall’impianto di questi embrioni siano sani, talvolta non si impiantano e talvolta hanno un peso alla nascita superiore alla media, il che potrebbe far pensare a eventuali modifiche epigenetiche che avvengono durante la fase di coltivazione dell’embrione. Studiando in dettaglio lo sviluppo degli embrioni fino al tredicesimo giorno, si può arrivare a capire quali sono le cause alla base di questi fenomeni”.

Quando si parla di modifiche epigenetiche, ci si riferisce a eventuali geni espressi per pochi giorni e poi definitivamente soppressi. Su questo punto si è concentrata la prima equipe di ricercatori di Cambridge: gli scienziati hanno monitorato lo sviluppo embrionale identificando un gruppo di cellule, che compare nell’embrione attorno al decimo giorno e scompare due giorni dopo..

Gli scienziati della Rockefeller University, invece,  hanno riprodotto, il processo con cui l’embrione attecchisce nell’utero. L’esperimento ha mostrato, che la riorganizzazione embrionale che avviene in utero può essere riprodotta anche in laboratorio, usando le giuste condizioni chimiche. Tale risultato potrebbe quindi contribuire ad aumentare la possibilità di successo della fecondazione in vitro.

 

 

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