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Diventare madre con i propri ovuli a 40 anni

Intraprendere una gravidanza è una della decisioni più importanti nella vita di una donna, e posticipare la gravidanza, in attesa di un momento di maggiore stabilità economica, professionale, emotiva e familiare è una realtà sempre più frequente. Di conseguenza, si fanno figli sempre più tardi. In Spagna, per esempio, la percentuale di nascite da mamme sopra i 40 anni è superiore al 10% (https://www.ine.es/prensa/ef_2018_d.pdf).

Quindi, sì, è possibile diventare madri a quell’età. Ma è importante sapere che concepire diventa molto più difficile a causa della naturale diminuzione della fertilità con l’età. Man mano che si invecchia, la quantità e la qualità degli ovuli diminuisce, influendo in modo decisivo sulla capacità di concepire in modo naturale.

Inoltre, l’invecchiamento ovarico fa sì che gliovociti presentino un maggior numero di mutazioni genetiche che possono causare un maggior numero di aborti spontanei o alterazioni cromosomichenel bambino.

Pertanto, gran parte delle gravidanze a partire dai 40 anni si ottengono grazie a trattamenti di procreazione assistita. Per molte donne di quell’età, è una decisione coraggiosa che può presentare sfide aggiuntive rispetto alle madri più giovani, ma grazie a una preparazione adeguata e alle corrette tecniche di fecondazione in vitro riescono a realizzare il sogno di concepire con i propri ovuli.

Comprendere la fertilità a 40 anni

La prima cosa che si dovrebbe fare è comprendere nei dettagli la propria fertilità, prendere consapevolezza dello stato della propria riserva ovarica. È importante mettersi in contatto con uno specialista in fertilità per effettuare i test pertinenti e ricevere consulenza personalizzata. Bisognerebbe farlo quanto prima, poiché, come abbiamo già spiegato, il tempo è cruciale in questi casi: numerosi studi dimostrano che le possibilità di rimanere incinta a partire da questa età in un singolo ciclo di ovulazione sono appena del 5%. La maggior parte delle consulenze è gratuita e senza impegno, come nel caso di IGIN, e si possono fare online.

Valutazione della salute riproduttiva

Se gli specialisti determinano che la via migliore è quella di sottoporsi a un trattamento di fecondazione in vitro/ICSI, sarà necessaria una valutazione approfondita della salute riproduttiva. Si procederà con richieste di esami ormonali, esami ginecologici ed eventualmente alcune prove complementari. Inoltre, sarà necessario sottoporsi a un’analisi genetica per escludere eventuali mutazioni recessive.

Protocollo di trattamento di fecondazione in vitro

La maggior parte delle fecondazioni in vitro viene oggi effettuata mediante microiniezione intracitoplasmatica di spermatozoi (ICSI) per ottenere tassi di gravidanza molto più elevati. Questo trattamento richiede i seguenti passaggi:

Stimolazione ovarica: tramite farmaci, verrà indotto lo sviluppo di più ovuli.

Monitoraggio: viene effettuato un costante monitoraggio dello sviluppo dei follicoli con ecografie (e a volte analisi).

Puntura follicolare: quando i follicoli raggiungono la dimensione idonea, con un semplice intervento si procede all’estrazione degli ovuli. Nel caso in cui il numero degli ovuli raccolti sia troppo basso, si consiglia di effettuare una seconda stimolazione per accumularne un numero maggiore, e aumentare così le possibilità di ottenere embrioni allo stadio di blastocisti.

Fecondazione in laboratorio: gli ovuli vengono fecondati con spermatozoi selezionati (del partner o di un donatore) in laboratorio per formare gli embrioni.

Cultura embrionale: è la fase in cui avviene lo sviluppo degli embrioni. L’ideale è aspettare che raggiungano lo stadio di blastocisti (giorno 5 o 6 di sviluppo), poiché presentano migliori possibilità di impiantarsi.

Diagnosi genetica preimpianto: è vivamente consigliato nelle pazienti dai 40 anni in su. Si tratta di una biopsia per rilevare anomalie nel materiale genetico degli embrioni. Potranno essere utilizzati solo gli embrioni che non presentano alterazioni genetiche o cromosomiche, al fine di ridurre il rischio di aborto e mancato impianto, e riducendo drasticamente la possibilità che il bambino sviluppi qualche malattia.

Trasferimento embrionale: l’embrione selezionato (quello di migliore qualità) viene trasferito nell’utero. È una procedura semplice e veloce.

Test di gravidanza: Dopo circa dodici giorni si effettua un test di gravidanza per verificare l’esito del trattamento.

Controlli durante la gravidanza

A partire dai 40 anni le gravidanze sono considerate a rischio. Pertanto, saranno necessari controlli ginecologici più frequenti e approfonditi.

Inoltre, è sempre consigliabile effettuare un test di DNA fetale intorno alla settimana 12 di gestazione (un esame del sangue per rilevare le cellule del feto e analizzare il suo patrimonio genetico). Questo esame consente di calcolare in modo precoce il rischio di anomalia cromosomica. È un test molto semplice e privo di rischi. Se il risultato è sospetto, sarebbe necessario procedere a un test diagnostico come la villocentesi o l’amniocentesi.

 

 

 

 

INSTITUTO IGIN 

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