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SIRU e il blocco dei trattamenti di PMA: “rimandare non significa rinunciare”

A causa della pandemia che sta interessando il mondo intero, come sappiamo i trattamenti per la fecondazione assistita sono ovviamente sospesi e questo, ironia della sorte, sta avvenendo proprio nel periodo in cui la domanda è di solito più alta portando a circa 4500 nascite in meno. Il presidente della SIRU ha sottolineato che per le coppie coinvolte si tratta di un importante disagio che deve essere affrontato con adeguata informazione e supporto emotivo e ribadisce che sarà difficile mantenere i numeri dei trattamenti che di solito si verificano in questo periodo. Si stima che,  se i mesi di fermo saranno tre , che equivalgono a 30000-35000 cicli riproduttivi assistiti che non verranno effettuati , si avranno 4000-4500 bambini in meno: un dato che suscita angoscia nelle coppie che vedono sospeso il loro desiderio di mettere al mondo un figlio. La SIRU ha attivato due task force : una composta da infettivologi ed esperti di medicina della riproduzione e l’altra da psicologi e psicoterapeuti. Sono proprio questi ultimi che stanno svolgendo un importante lavoro di supporto telefonico verso  tante coppie che sono costrette ad aspettare,  cercando di trasmettere il messaggio che rimandare non significa rinunciare’. Inoltre , la situazione di allarme,  sia per la diffusione dell’infezione, sia per le gravidanze in fase iniziale,  a causa della carenza di dati scientifici in base ad esperienze precedenti, ha spinto il presidente della SIRU a redigere 10 raccomandazioni che indicano i comportamenti da assumere nei centri italiani prevedendo la sospensione dei trattamenti nuovi di riproduzione assistita, fermo restando il completamento di quelli in corso.